Itinerario

Sardegna 2008

Un se ne poteva più di seghe mentali e cose illeggibili. Mi arrivano troppo pochi articoli ben fatti e dettagliat. Io li pubblico sempre.
LA SARDEGNA IN CANOA E … NON SOLO!
di Patrizia
Dopo due anni trascorsi pagaiando in lidi stranieri (parco delle incoronate in Croazia) siamo ritornate sulle coste nostrane… Era da un po’ che pensavo alla Sardegna. Bella e difficile… non solo per il mare e il vento che ogni estate costantemente si fa sentire, ma anche per l‘organizzazione del recupero auto che, essendo solo in due, non è così semplice! Abbiamo cercato di coinvolgere altri canoisti, (e l’invito non era del tutto disinteressato, così avevamo un’altra auto!) ma per un motivo o l’altro tutti hanno declinato l’invito e, al solito, ci siamo ritrovate io e Mari sole! Beh, meglio sole….
Così, appena sbarcate dal continente, abbiamo elaborato un piano per la nostra pagaiata lungo costa. Cosa c’è di meglio, per una canoista attratta dai luoghi selvaggi, del Golfo di Orosei? Ne avevo ammirato alcuni tratti facendo dei trek via terra e non potevo mancarlo dal mare. Mari è sbarcata il venerdì sera a Olbia e sabato nel primo pomeriggio eravamo a Cala Gonone a guardare il mare dal porticciolo. Purtroppo le condizioni meteo marine erano decisamente sfavorevoli, mare agitato con creste che rompevano a causa del forte maestrale e qualsiasi cosa che non fosse ben fermata, anche a terra prendeva il volo! Per fortuna abbiamo trovato parcheggiata vicino a noi un auto con su due bici e due canoe e i proprietari, una simpatica coppia di giovani romani, ci hanno consigliato una pagaiata sul vicino fiume Cedrino, così ci siamo dirottate lì. Il fiume forma un lago a causa della diga che lo sbarra, l’insieme è molto suggestivo, l’acqua è verdissima, le pareti sono alte e rocciose, e poiché il lago si dirama molto in certi tratti forma dei lunghi canyon.
Abbiamo esplorato il lago e un bel tratto di fiume e abbiamo smesso solo quando la luce ha iniziato a calare, perché il fiume era ancora percorribile per un bel po’. In alcuni tratti le pareti scoscese formano delle piccole calanche, sono spettacolari. Impressiona anche la quiete del posto, solo qualche grido di rapace e qualche belato ha interrotto il silenzio attorno a noi. In alto sopra le rive del lago c’è un agriturismo “ Canales” (ribattezzato da Mari “ Canale 5” per via dell’insegna che sembrava proprio dire così) che noleggia anche kayak. Abbiamo chiesto al proprietario se potevamo mettere sul suo terreno la tenda per la notte e gentilmente ci ha permesso di dormire lì. Purtroppo l’agriturismo non era attrezzato per ospitarci a cena per cui siamo andate ad “onorare” i piatti tipici sardi a Dorgali. Consiglio il ristorante Colibrì nel paese, fa stufato di capra e pecora decisamente ottimo! Il mattino dopo siamo ritornate a Cala Gonone sperando di poterci imbarcare. Il mare era sempre mosso e tirava ancora vento, anche se meno forte del giorno prima.
Siamo andate alla Capitaneria di porto a sentire il meteo e ci hanno detto che per le 17 il vento sarebbe calato. Ci siamo messe a fare le bagnanti in attesa dell’ora X e poco prima delle 17 abbiamo iniziato a caricare le canoe. Il meteo sta diventando sempre più preciso, in effetti il vento si è ridotto a poco più di una brezza, e alle 6 era scomparso. Il mare naturalmente era sempre molto mosso ma non ci ha impedito di gustarci la pagaiata. Abbiamo pagaiato per più di un’ora fino a cala di Luna, l’abbiamo oltrepassata, ma poi, non sapendo quanto era distante cala Sisine abbiamo deciso di dormire lì, anche perché è una spiaggia veramente affascinante per passarci la notte!
All’inizio pareva problematico mettere la tenda, perché un cartello intimidatorio pieno di divieti sembrava includere anche il divieto di campeggio. Ad una più attenta lettura si è scoperto che “in deroga … era possibile campeggiare nei luoghi presso i quali siano presenti delle toilettes”, e poiché lì a Cala di luna c’è un bar ristorante con annessi bagni, il problema si è risolto, per fortuna..! Dopo la solita “zuppa Knoor” del canoista ci siamo fiondate a nanna, la mattina ci aspettava la sveglia alle 6 per vedere la luce dell’alba che incendiava i famosi “grottoni”. E’ stata spettacolare! Insieme a noi qualche insonnolito saccopelista che si era appostato direttamente nelle grotte. Noi, più romanticamente, avevamo messo la tenda sulla sponda del fiume dal lato opposto al mare, così ci siamo viste anche i primi raggi del sole che illuminavano il mare e il fiume.. bello!
Siamo partite quando i primi barconi carichi di turisti sono iniziati ad arrivare rovinando la magica quiete della spiaggia. E’ questo uno dei lati belli della canoa: ti godi la pace e scappi quando il posto inizia ad affollarsi e la temperatura a farsi troppo calda! Niente vento, ma il mare, contrariamente alle previsioni, era sempre molto mosso. Abbiamo ammirato le cale che si susseguono dopo Cala Luna e infine ci siamo fermate per il pranzo in una cala piuttosto piccola ma super affollata! Chiedendo abbiamo scoperto che era Cala Biriola. Gommoni e barche approdavano in continuazione scaricando orde di bagnanti, molte portavano anche l’occorrente per il pranzo come pentole fumanti di spaghetti e teglie di pesce, nonché gazebo, tavoli e sedie, un catering in piena regola!
Cala Biriola si è rivelata molto affascinante dopo le 4 del pomeriggio, quando l’ultimo barcone se n’è andato e con esso l’ultimo bagnante! Purtroppo poco dopo anche il sole l’ha definitivamente lasciata perché è molto incassata. Ripartite, abbiamo notato che il mare era ancora più agitato e, incaute! Non ci siamo neanche messe il giubbotto salvagente.
Pensavamo di trovare qualche altra cala all’interno del Golfo di Orosei per dormire, ma, alla fine mi sono accorta di “aver preso un granchio”! La mia cartina riportava come ultima spiaggia prima del capo di Monte Santu “spiaggia dell’aguglia”. Solo dopo ho capito che in realtà era la “spiaggia della guglia”, ovverossia “Goloritzé”, che tra l’altro conosco abbastanza bene per averci a suo tempo fatto un trek e che è, in effetti, l’ultima spiaggia del Golfo di Orosei. La scritta errata mi ha confuso e con il mare agitato si è pagaiato molto al largo, ed anche molto distanti tra noi, per cui a forza di andare avanti per cercare un approdo migliore di quello che si intravedeva così al largo è finita che abbiamo doppiato il capo! Una volta girato, i grossi ondoni che facevano l’effetto rimbalzello contro la parete rocciosa si sono smorzati, ed invece di avere il mare che ci sballottava da tutti i lati ci siamo trovate delle simpatiche onde dietro che ci spingevano. Si intravedevano di fronte a noi delle luci, ed erano già quelle del capo di Arbatax! Si stagliava con il suo color rosa che alla fine si sarebbe confuso con quello del tramonto incipiente. Davanti a noi, le luci del paese di S.Maria Navarrese, a quel punto mi sono ricordata con sgomento della descrizione di una guida che diceva: “Passato il capo di M. Santu ci sono 6 km di scogliera prima di giungere al paese..” Ho spiegato a Mari che forse saremmo arrivate fino al paese ( naturalmente a buio!) per cercare un camping per dormire perché non ero sicura che ci fosse qualcosa di campeggiabile in quel tratto di costa.
Mari ha ribattuto dicendo che pensava che dietro il capo fossero tutte spiagge, sigh! Dopo qualche km abbiamo visto, come un miraggio, una piccola spiaggia di ghiaino dalla misura perfetta per due canoe e una tendina! Ci siamo avvicinate speranzose e per fortuna si è rivelata proprio giusta come sembrava! E’ vero che la fortuna aiuta gli audaci, non è la prima volta che “in corner” mi capita di trovare la sistemazione che andavo cercando! Nello sfare il bagaglio ho scoperto che il gavone davanti era chiuso male e si era riempito d’acqua e alcune sacche non erano poi così stagne… serata all’insegna della stenditura di panni… meglio così che a pagaiare fino a buio!
Il giorno dopo mare piatto e sole smagliante! Sembra che Eolo lo faccia apposta! La nostra spiaggetta mi rivela una bella sorpresa: camminando lungo gli scogli scopro dei giunchi e tracce d’acqua e poco dopo, sotto un enorme masso appoggiato alla roccia che forma una caverna, trovo una limpida e fresca pozza d’acqua dolce! Dentro vi sono dei girini che vi sguazzano ed è circondata da capelvenere, una piccola oasi in miniatura! Camminando ancora scopro che vi sono molti piccoli rivoletti che scorrono tra i massi creando graziose concrezioni, in alcuni punti mi ricordano dei minuscoli “pamukkale” anche se le concrezioni invece che bianche qui sono beige! Poiché il giorno prima si è pagaiato per due, ce la prendiamo calma, inoltre devo finire di far asciugare “il bucato”…. Verso l’ora di pranzo arrivano due gommoni, gli occupanti si stupiscono che siamo arrivate lì il giorno prima…. con quel mare! Faccio la spavalda e preciso che “con quel mare” mi fido più di un kayak che non di un gommone. Il che è vero, è di me che non mi fido troppo, visto che non mi viene l’eskimo… Pagaiando verso S. Maria ci accorgiamo che lungo la costa si aprono altre piccole spiagge, alcune sono improponibili per il campeggio, perché troppo piccole ma altre, per pochi canoisti, possono offrire un posto per la notte.
Doppiamo uno spettacolare (e assai fallico) faraglione e infine entriamo nel porticciolo del paese. Ci viene incontro un barchino e ci dicono che con i kayak non si può entrare. Io ribatto che sto cercando uno scivolo per sbarcare e andare in paese e allora, ammonendoci di fare attenzione, il tipo ci lascia passare (perché nei porti i canoisti devono sempre stare a questionare sulle baggianate?). Andiamo a fare shopping e visita di S. Maria Navarrese, e dopo un divertente giro riprendiamo i kayak e facciamo rotta per le spiagge oltre il paese per cercare un camping (stavolta ufficiale!). Trovatolo, decidiamo di montare la tenda in pineta vicino alla spiaggia. E’ praticamente buio quando ci accingiamo a montarla e a quel punto accade il “fattaccio”: tirando su il secondo paletto si sente un “crack” e mi schizza via dalle mani! Purtroppo, non si sa bene in che modo, una stecca si è rotta! E’ un problema tirar su un igloo così! Proviamo a farci prestare dello scotch dai nostri vicini di tenda ma non serve.
Allora mi viene un idea: prendo il paletto corto che sta sopra all’igloo e lo uso a mo’ di stecca per tenere dritta quella rotta, poi con Mari li avvolgo con i 25 metri di corda che lei tiene in canoa per le emergenze, ed ecco improvvisata un’ottima steccatura per la frattura! La riparazione funziona e possiamo dormire al coperto! L’indomani, dopo vani tentativi di trovare un negozio nei dintorni che venda stecche di ricambio per igloo, decido di andare a Cala Gonone a recuperare l’auto, così l’avviciniamo e abbiamo la stecca di ricambio che avevo scordato nel bagagliaio. La mattina pagaiamo attorno al promontorio di Arbatax, bello, spettacolare! Rocce di granito rosa e un curatissimo villaggio con palme e fiori attorno che emerge a tratti dagli speroni.
Nel complesso il tutto è armonioso. Oltre il capo la costa presenta lunghe spiagge bianche. Decidiamo che il giorno dopo, con l’auto, ci sposteremo più sud per fare dei tratti un po’ più selvaggi e rocciosi.
Per il recupero dell’auto in Sardegna ci vuole pazienza! Mi dirigo al paese e cerco la fermata e un posto per fare il biglietto. C’è un unico bus che passa nel primo pomeriggio e dopo varie domande trovo che la cartoleria dove dovrei comprare il biglietto è chiusa (proprio perché è molto presto), perciò monto sul bus e spiego all’autista che non ho il biglietto per Dorgali. L’autista mi dice che non ci sono problemi, mi scenderà a Baunei (primo paese di montagna che si incontra) e lì farò il biglietto. E così fa, mi scende in piazza davanti a un bar e mi aspetta. Ho scoperto poi che è un sistema molto diffuso!
Per arrivare da S. Maria Navarrese a Dorgali c’è un’ ora e mezzo di strada, non sono tanti Km, ma è una strada di montagna con curve, tornanti e … pecore dietro! Gli scorci e i panorami che offre sono spettacolari e mi godo il tragitto. Arrivata a Dorgali scopro di aver fatto un grave errore a non essermi fatta scendere dall’autista al bivio per Cala Gonone, perché è a 3 km dal paese, che mi rifaccio a piedi, e poi da lì mi aspettano altri 7 km di discesa fino al porto di cala Gonone. Mi avvio spedita e mentre chiacchiero con un amico al cellulare, lungo un raro rettilineo mi sento chiamare, è un gentile turista che mi chiede se voglio un passaggio e, ovviamente, approfitto! Così recupero l’auto velocemente e compro anche del cordino per aggiustare il paletto rotto.
Arrivo al camping alle 8 di sera, con Mari che ormai si era imparata a memoria l’isolotto dell’ Ogliastra di fronte alla nostra spiaggia (molto bello, tutto granito rosa!) e mi stava dando per dispersa. Con l’aiuto di un vicino di tenda che mi taglia a misura il pezzo di ricambio del paletto sostituisco la stecca rotta, è un lavoro di pazienza perché all’interno del paletto c’è un cordino elastico che va tagliato e riaggiuntato.
Una volta sistemata la stecca montiamo la tenda ma… altra botta e ci ritroviamo di nuovo con la stecca rotta! E’ una maledizione sarda!! Non so se ho fatto male la giunta interna io, o se il pezzo di ricambio era difettoso, ha ceduto proprio nel punto in cui si stringe e c’è una saldatura, il pezzo più piccolo si è piantato dentro l’altro grande. La conclusione è che dobbiamo rifare la steccatura come la sera prima. Mari, che è previdente, ha trovato un paio di pezzi di gambi di sedie in metallo che usiamo per “steccare” e che ci porteremo dietro per tutta la vacanza visto che altri ricambi non si trovano! La mia tenda, che ha di bello il montaggio in 5 minuti, è diventata da 35 sigh! Il giorno dopo sempre con un bel sole, ma con un maestrale che sta già iniziando ad alzarsi, ci dirigiamo verso sud. Decidiamo di imbarcarci a Marina di Cardedu, per la precisione dalla spiaggia di Museddu. Lì scopriamo che vi è anche la sede di un canoa club. C’è una bella pineta che divide la strada dal mare e oltre la pineta si forma anche una piccola duna di sabbia che nasconde la spiaggia alla vista. Nonostante sia altissima stagione la spiaggia è semi deserta.
Fotografiamo i nostri kayak sotto un grazioso ombrellone stile hawaiano fatto con foglie di palma e intorno il vuoto! Il mare è cristallino ed ha una trasparenza bellissima. Quando finalmente partiamo è pomeriggio un po’ inoltrato. L’idea è di andare in giù fin dove si arriva in un paio di giorni e poi tornare indietro via mare. La costa alterna spiagge a tratti rocciosi, alcuni tratti sono abitati, ma c’è poca gente. Ad un certo punto in una caletta avvistiamo una dozzina di canoe da mare singole o doppie tutte uguali. Incuriosite ci avviciniamo e scopriamo che sono quelli del canoa club di cui avevamo visto lo striscione prima, che portano persone a fare giri nei dintorni. Il capogruppo ci segnala alcuni tratti notevoli, infatti, poco dopo, all’altezza di capo sferracavallo, visitiamo una spettacolare grotta con ingresso contornato da rocce rosso cupo e nere, tipo basalto.
L’imbocco, con i colori così cupi, sembra un ingresso dell’inferno! Nel frattempo, il maestrale che già tirava dal mattino si è intensificato e ci spinge con forti raffiche. Per fortuna il mare è calmo, perché essendo il vento da nord ovest, la costa alta gli impedisce di agitarsi. Proseguiamo speditamente, sarà un problema, semmai, tornare indietro! Ci fermiamo al limitare di una lunga spiaggia sotto il paese di Melisenda. Il posto è molto tranquillo e passiamo una notte serena. Il giorno dopo, ancora sole e vento in coda a raffiche forti. Continuiamo verso sud, ma iniziamo a preoccuparci per il ritorno in quanto il vento non accenna a calare, anzi… Il nostro obiettivo era di sbarcare a Muravera, arrivando poco oltre la foce del Flumendosa, ma inizio a pensare che sarà difficile… Infatti, arrivate nella bella baia di Quirra, che mi era stata molto decantata per la bella spiaggia che noi intravediamo ancora in distanza, bianchissima perché composta da sassolini simili a chicchi di riso, il vento diventa veramente “ arrabbiato”. Ci gira intorno, ci respinge da più lati e ci costringe ad una sosta “strategica”. Siamo poco dopo la torre di Murtas, in un tratto di calette sassose sovrastate da spettacolari massi di granito rosa dalle fogge più strane.
Dopo un lungo break con pranzo, bagno e foto tra i massi rosa decidiamo, a malincuore, che è giunta l’ora di tornare indietro. Purtroppo non via mare perché con un tal vento contro è improponibile, ma via terra…e non sappiamo esattamente neanche a quanti Km è l’auto, anche se a spanne, dalla cartina fotocopiata che abbiamo, paiono una sessantina! Nascondiamo tutto nelle canoe, le mettiamo in un angolo un po’ riparato sotto le rocce e con un minimo di bagaglio a mano, partiamo. Purtroppo tutti i turisti che stazionano lì nelle calette vanno a sud e non a nord, inoltre scopriamo che nella cala dove abbiamo lasciato le canoe, poiché è zona militare, è vietato sostare la notte.. se non altro le nostre canoe saranno ben sorvegliate! Dalla spiaggia ci dirigiamo verso la statale che dista ben 8 km, per fortuna una gentile coppia dopo un po’ ci carica e ci porta fino all’incrocio con la statale. Anche loro naturalmente vanno a sud e così ricominciamo a camminare facendo un po’ di autostop alle sporadiche auto che passano.
Dopo un bel po’ (e vani tentativi di avere un passaggio) incontriamo un contadino e gli chiediamo qual è e quanto dista il paese più vicino. Questo ci guarda un po’ allibito e ci dice “ Tertenia, ma sarà a 30 km!” Poi ci dice che forse c’è un autobus che dovrebbe passare… Continuiamo a camminare facendo un po’ di autostop, ormai avremo fatto almeno 6 – 7 km. Mari ogni tanto avanza dubbi tipo: “ e se a notte siamo sempre in giro che si fa?” Io, ottimista o incosciente, non so, le rispondo che probabilmente a quell’ora saremo all’auto.
Al limite, ipotizzo, con le pagine gialle cerco un noleggio e ci facciamo mandare un motorino! Nel mentre camminiamo vedo, poco dopo una curva, una fermata del bus dall’aria antica (arrugginita- sbiadita) e penso “ Magari…. chissà quando passa, se passa!” Si cammina ancora e dopo un po’ sentiamo un rombo di motore più forte non da auto, ma da camion. Un bagliore azzurro e, roba da non credere, è l’autobus!! Mari lo vede prima di me e inizia a saltare e ad urlare “L’AUTOBUS!! Questo lo fermiamo a costo di piantarci in mezzo alla strada!!” Per fortuna siamo su un rettilineo e ben visibili, ci sbracciamo e, grazie al cielo, si ferma!! L’autista ci abborda con un “Dove dovete andare?” e io, sicura, “a Tertenia”e, penso, se possibile anche più in là! Dopodiché, spiegando con le cartine dove dobbiamo arrivare, varie e premurose passeggere “locali” (le solite donnine anziane vestite di nero) ci informano che a Tertenia dobbiamo cambiare, il bus ci fermerà dove abbiamo l’altro in coincidenza che ci porterà proprio a Marina di Cardedu. Quasi quasi non crediamo alla nostra fortuna! Naturalmente il biglietto si fa al primo paese utile, alla solita edicola dove l’autista mi scende (evidentemente è una tipica usanza sarda!) Dopo molti km e il cambio di bus arriviamo finalmente a Marina di Cardedu e qui scopriamo che, purtroppo, al mare mancano altri 7 km!! Di autobus a quell’ora non ce ne sono più e quindi riattacchiamo a camminare..Mari non si perde d’animo e al primo rettilineo utile riattacca con l’autostop.
Si ferma quasi subito un anziano signore che ci chiede dove dobbiamo andare. Gli spieghiamo la spiaggia e ci guarda stupito chiedendoci “ ma andate a fare il bagno a quest’ora?” Gli raccontiamo che abbiamo l’auto da recuperare là. Sentendoci così vagabonde ci informa che sua figlia affitta camere, ma decliniamo l’offerta poiché dobbiamo tornare a recuperare i kayak a Quirra! Ci porta gentilmente fino all’auto ( doveva girare prima ma forse le nostre vicissitudini l’hanno impressionato) e finalmente possiamo tornare indietro!! Naturalmente è l’imbrunire… Nel mentre si camminava dicevo a Mari “ abbiamo le canoe nel punto B, l’auto nel punto A, i nostri beni sono sparsi per la Sardegna e noi stiamo in mezzo… dobbiamo cercare di ricongiungerci.. Tornando indietro scopro che eravamo ad oltre 60 km di distanza! Tutto sommato ci è andata assai bene!! Siamo sulla spiaggia di Quirra a notte fonda. Le operazioni di caricamento e recupero dei kayak e del bagaglio che vi avevamo stivato sono ostacolate dal vento che continua imperterrito a soffiare molto forte, inoltre dalla spiaggetta dove avevamo lasciato i kayak al punto dove possiamo fermare l’auto c’ è un ripido sentierino, non proprio agevole alla luce delle torce! Finalmente, alle 10 di sera, siamo pronte e…affamate. La località più vicina è Villaputzu e là ci rechiamo in cerca di un ristorante. Per fortuna da quelle parti sono abbastanza nottambuli e riusciamo a trovarne uno anche se tardi. Per la notte proviamo a dirigerci a Porto Corallo per vedere se c’è qualche angolo campeggiabile, ma il posto è un po’troppo civilizzato e non offre spazi adatti. Decidiamo perciò di tornare verso nord, visto che è tempo di rientrare e mi viene in mente che la pinetina della spiaggia di Museddu, dove c’eravamo imbarcate, per una notte può essere comoda. Tra l’altro la strada che l’affianca in fondo è chiusa, per cui mi immagino che non sia troppo trafficata. Però.. non avevo tenuto conto della discoteca all’inizio della strada!! Per tutta la (breve) notte avremo musica di sottofondo!
La mattina piuttosto “rincotte” decidiamo di caricare l’auto già per il traghetto, visto che l’abbiamo il giorno seguente alle 8 del mattino. Nel mentre risistemiamo il carico si avvicina un signore che, avevo già notato, abita in una villetta di fronte al punto dove ho parcheggiato. Due giorni prima, quando avevamo scaricato le canoe e il bagaglio avevo visto che ci osservava. Ci apostrofa dicendo “ Meno male che siete tornate! Stavo già pensando di avvisare i carabinieri e se avessi avuto una foto andavo anche a chi l’ha visto!” Si era preoccupato perché non ci aveva visto rientrare e, dato il tempo, pensava fossimo naufragate o giù di lì! Gli abbiamo spiegato che siamo organizzate per fare giri di più giorni con i kayak e che il nostro rientro era “nella norma”. Nel mentre mi chiedevo come non avesse fatto a notare la quantità di roba che avevamo portato alla spiaggia oltre alle canoe (le nostre provviste sono sempre per più di due giorni, non si sa mai…). Lo abbiamo ringraziato per la premura e calorosamente salutato quando si partiva neanche fosse stato un vecchio amico!!
Purtroppo mentre ci dirigiamo a nord si alza un discreto scirocco e così tramonta anche l’idea di farsi un’ultima pagaiata di qualche ora..
Decidiamo di andare a vedere la caletta di Osella, più a nord di Cala Gonone, che è particolare perché ha il fiume subito dietro la spiaggia ed è un buon punto di partenza per vedere il grottone di Biddiriscottai dal mare, perché naturalmente, torneremo! E potremmo iniziare a pagaiare da lì! Portiamo con noi i meravigliosi colori del mare delle pietre e del cielo ed i profumi, ma di questa terra, che conserva in molti tratti la sua aria selvaggia, c’è ancora molto da ammirare e abbiamo sempre tanti chilometri da percorrere con i nostri kayak, la scoperta continua…
a una gorpe

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