E' un'idea folle nata da una idea altrettanto folle. Giuliana ha organizzato un corso ? incontro ? happening ? per tirare fuori le capacità di raccontare e raccontarsi e rinverdire la tradizione orale dei cantastorie e dei nonni.
Per mancanza di tempo non siamo riusciti a terminare una cosa che in effetti non può nè deve essere terminata.
Il bello di certi racconti è che non hanno un finale ma possono continuare a vivere nella mente con sviluppi imprevedibili. Io credo nel racconto orale infatti sto facendo praticantato da affabulatore con i nipoti o eventuali malcapitati, magari bloccati con me su una spiaggia, però ho ancora più fede nella parola scritta che può essere più meditata.
L'albero che vedete accanto (Ricamo della scuola Giaveno ricama di Rimini ) mi serve come base per la mia follia.
Il racconto di Giuliana con il suo finale aperto mi serve come spunto per due aggiunte ambedue senza un finale.
C'era una tradizione in cui i cantastorie facevano una specie di tenzone prendendo spunto l'uno dall'altro.
Chiunque può intervenire agganciandosi in un qualunque punto con l'unico vincolo che non � ammesso partire da un proprio intervento.
Basta spedirlo a gioanni
Tanto non funzionerà mai ma l'idea mi affascina
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*** raccoalbero *** > Io 'vedo' le parole e se non riesco ad associarci un'immagine o mettere un'immagine in parole ci soffro come un cane > Non necessariamente deve essere un racconto può essere un'opinione una riflessione, basta lasci uno spiraglio per proseguire. Poi potremmo anche piantare una foresta > Parva helix, chiocciolina, at, presso come volete. Non va mai scritto da nessuna parte un indirizzo e-mail altrimenti sarete invasi dallo spam > Giovanni - Non riesco proprio a smettere di pensare. Mentre sto a sentire ogni tanto spesso comincio ad ascoltare un'altra storia tutta mia. Restando sulla metafora dell'albero è come quando un nodo del tronco improvvisamente tira fuori un rametto nuovo. In questo caso invece di un butto giovane è come potato e leggendo capirete perchè. > Giovanni - Non tutte le cose belle sono necessariamente gioiose, entro certi limiti e con moderazione una canzone di Guccini è veramente bella. Certamente un certo Guccini in forti dosi può deprimere alcune persone > Non c\è. Potrebbe essere uno spunto diverso per un nuovo albero, che so, una poesia, un'altro recconto > Giulio - Vero sto riciclando ma l'uso dei colori richiama Bona e il Goab me. E poi non è un ramo è un'altalena > Bona - Questo regalo è ovviamente di una lucchese di ritorno dopo 50 anni di Brasile > Giovanni - Continuo a essere un associatore folle > Giovanni - è anche una storia vera mi lascio spesso trascinare e incantare dalle fantasie altrui > Giuliana - Raccontato il 29.11.06 è stato il seme *** raccoalbero2 *** *** raccoalbero4 *** *** raccoalbero4a *** > è un albero > e un'etnia di indios > è un ragazzetto nero che ha un piede solo, un berretto rosso e fuma la pipa > mi sembra che anche qui quando si fa una casa si festeggia quando è finito il tetto > marcha estradeira è un trotterello che muli e cavalli possono mantenere per distanze lunghe > anche in senso figurato: la fine, il peggio > la fine della picada - che è il passaggio che si apre,col coltellaccio, nel sottobosco - in senso figurato come sopra > nel centro sud del Brasile la stagione piovosa è l’ estate *** raccoalbero5 *** > Quando mi è arrivato il testo la bellissima citazione dalla 'Storia infinita' allungava talmente la pagina che non sarebbe entrata in un singolo schermo. E poi la vedevo come paesaggio. Ho pensato allora di accorciarla sul testo e trasformarla intera in una immagine colorata. *** raccoalbero6 *** *** raccoalbero7 *** > per i brasiliani 'boto vermelho' cliccando potete vedere la definizione da Wikipedia > Square no cuts foglio quadrato niente tagli. L'origami classico è tutto in queste tre parole > A volte non è punto facile. Per ottenere un rospo di 4 mm che per una composizione dove le cicogne sono di 20 è già anche troppo grande e ha in certi punti 16 strati di carta si deve usare un ago da cucito |
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-Ehi! Te ma che fai?-
-Racconto storie- rispose l’uomo guardando il fanciullo
-E a chi? Non c’è nessuno che ascolta.Allora perché lo fai?-
-Già- ,mormorò il vecchio - perché non voglio che il mondo cambi me!-
-Ma dai-,rispose sorridendo il ragazzo,- vieni!-
Si dettero la mano ed insieme se ne andarono……………..dove, chissà!
Ma appena usciti dalla cerchia delle mura videro che i prati erano ancora verdi e si incamminarono verso il fiume.
C'era un pelago verde, grande, pieno di oche anatre e paperi di tutte le razze e di tutti i colori.
Ocone egiziane con il corno, germani reali con dei colori che facevano la concorrenza al Goab, il deserto colorato di Ende.
I vecchio rispolverando i sui ricordi disse < Se una di quelle oche è una migratrice che si è fermata a riposare. deve esserci da qualche parte anche Nils un bambino piccino picciò che è venuto in volo dalla Svezia >
Era una bella storia ma il bimbo era assediato e distratto da tutte quelle oche quasi più grandi di lui.
Divisero il pane della merenda con le oche starnazzanti e il bimbo urlante di gioia e poi cominciarono ad esplorare
C'erano degli enormi mucchi di ghiaia, ma vecchi, che già avevano delle chiazze di erba e formavano una specie di labirinto di colline e di vallette che dovevano sembrare enormi al bimbo.
Poi trovarono un sentiero verde quasi nascosto che si infilava tra altissime erbacce quasi delle felci da giungla tropicale.
Il vecchio era alto, lui poteva
vedere dove andava a finire il sentiero, ma preferiva invece dare corda al bimbo e seguirlo mentre già cominciava a fantasticare di una giungla popolata ....
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IL RACCONTASTORIE (CANOVACCIO DELLA STORIA)
Viveva in una città come ce ne sono tante ; a lui piaceva la sua città , ci stava bene, era quieta, ricca di verde e di colori; le persone riservate ma cordiali. Il suo lavoro gli piaceva e la vita scorreva tranquillamente.Ma un giorno si accorse che qualcosa non era più come prima, si era appena alzato ed , affacciandosi alla finestra aveva visto fuori un gran grigiore.
Pensò fosse nebbia e non ci fece caso , anche se in realtà il fenomeno era assai strano, non era posto da nebbia.
Il giorno dopo, appena alzato spalancò di nuovo la finestra e…. questa sensazione ritornò… pensò che forse era lui che non vedeva bene.si stropicciò gli occhi, si pulì gli occhiali, ma niente cambiò ed allora si preoccupò.
Cos’era cambiato nella sua città? I colori erano scomparsi tutto era diventato grigio –
-Perché?- Si domandò
Per parecchi giorni pensò che cosa poteva fare ed alla fine una mattina si decise.
Si vestì ordinato ma invece di andare al lavoro si recò nella piazza principale della sua città ; là c’era una panchina e lui ci montò e cominciò, con voce chiara a raccontare una storia.
La gente che di lì passava, per recarsi al lavoro si fermò meravigliata e perplessa ma, dopo lo stupore, di corsa se ne andò, non c’era tempo da perdere. Forse i bambini avrebbero gradito di restare ma, strattonati dalle mamme ,dovettero andare.
Non si perse di coraggio l’uomo , -non possono capire subito .-pensò- diamoli tempo!-
Ed ogni giorno là sulla panchina a raccontare storie andò.
Ormai la gente non passava neanche più di là per non vedere e sentire la voce che narrava; lui non si dette per vinto e a narrare continuò tranquillo spesso teneva gli occhi chiusi per ascoltar meglio le parole che verso il cielo salivano.
E il tempo passò………….
Un giorno, inaspettatamente si sentì tirar la giacca ed una voce , alquanto impertinente disse:
-Ehi! Te ma che fai?-
-Racconto storie- rispose l’uomo guardando il fanciullo
-E a chi? Non c’è nessuno che ascolta.Allora perché lo fai?-
-Già- ,mormorò il vecchio - perché non voglio che il mondo cambi me!-
-Ma dai-,rispose sorridendo il ragazzo,- vieni!-
Si dettero la mano ed insieme se ne andarono……………..dove, chissà!
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