Forse i bambini avrebbero gradito di restare ma, strattonati dalle mamme ,dovettero andare.
Non si perse di coraggio l’uomo , -non possono capire subito .-pensò- diamoli tempo!-
Ed ogni giorno là sulla panchina a raccontare storie andò.
Ormai la gente non passava neanche più di là per non vedere e sentire la voce che narrava; lui non si dette per vinto e a narrare continuò tranquillo spesso teneva gli occhi chiusi per ascoltar meglio le parole che verso il cielo salivano.
Non faceva male a nessuno ma la gente abbrutita dal lavoro e condizionata da troppa civilizzazione può anche diventare cattiva.
Partì una lamentela a chi di dovere.
Arrivarono i carabbimatti < La panchina è un bene pubblico, lei è un vandalo ! >
E lo portarono via.
Il vecchio aveva letto molto ma non pensava davvero che "Fahrenheit 451" e "1984" potessero essere altro che fiabe, tristi e cupe come quelle dei fratelli Grimm che lui non raccontava mai, ma soltanto fiabe .....
Un giorno, inaspettatamente si sentì tirar la giacca ed una voce , alquanto impertinente disse:
-Ehi! Te ma che fai?-
-Racconto storie- rispose l’uomo guardando il fanciullo
-E a chi? Non c’è nessuno che ascolta.Allora perché lo fai?-
-Già- ,mormorò il vecchio < perché non voglio che il mondo cambi me! >.
Non sono pessimista, ho scritto questo perchè penso in modo laterale e l'idea del rametto che spunta dal mezzo di un tronco mi piace, la "vedo", e mi serve come esempio per gli interventi possibili su questo marchingegno.
Avrei potuto proseguire con le disavventure del vecchio ma ho preferito potare il tutto.
Lo spezzone è da "In prigione in prigione " da "Burattino senza fili" di Bennato. |