Incoronate

Itinerari · 2026-04-26 18:01:14
Raid all'arcipelago delle Isole Incoronate

Dalmazia, luglio 1998

Finalmente! Dopo anni di rinvii, per i pi� svariati motivi, tentando nel frattempo di appagare invano le mie smanie contemplando, scrutando, ed esaminando anche nei pi� piccoli particolari i due megaposter che tappezzano una parete del mio ufficio, il mio sogno si � realizzato: una settimana in Dalmazia nel dedalo delle Isole Incoronate (K�rnati nella lingua ufficiale, Korn�ti nel dialetto locale) in compagnia di quell'irreprensibile tour operator, qual � Maurizio Triolo, organizzatore provetto, al quale vanno i miei pi� sentiti ringraziamenti e di altri otto colleghi del gruppo "Canoe in Mare".

A dire il vero, in testa al gruppo, sebbene non presente fisicamente, andrebbe aggiunto a pieno titolo anche Claudio Castellano, che ci indicava la retta via da seguire in quei meandri di roccia carsica tramite il suo "portolano",

frutto di una ventina d'anni di crociere in quei luoghi remoti, che era da noi consultato e considerato come le Sacre Scritture, tanto che alla fine pi� di qualcuno era in grado tranquillamente di citarne alcuni versetti a memoria... . Davvero una bella flottiglia, la nostra, e lo si era visto subito, sabato mattina, alla partenza davanti al porto di S�kosan, poco pi� a sud di Zara, mentre facevamo le prove di galleggiamento. Avevamo fatto conto di rimanere una settimana senza alcuna possibilit� di approvvigionamento idroalimentare, o meglio volevamo mettere alla prova la nostra capacit� di autonomia, la nostra resistenza alle privazioni... praticamente la nostra capacit� di stare una settimana di met� luglio lontani dal frigo! Illusi!! Anche nelle desolate (mica tanto poi) Incoronate, le tentazioni non mancano... specialmente d'estate! E fu cos� che gi� al secondo giorno, alla vista di una trattoria, ed in particolare di un cameriere che impugnava un grappolo di birre gelate, questi nostri propositi andarono a farsi benedire.

E si sa, le birre sono come le ciliegie, una tira l'altra... e mettono pure appetito. E nella grande baia di Telascica (pron. Telas'ciza) i profumi, oltrech� i suoni, si propagano facilmente, cosicch� non c'era bisogno di alcun portolano per individuare i ristorantini dove si cucinava il pesce gi� a met� mattinata. Ben altre comunque dovevano essere le prove che dovevamo superare.Innanzitutto la mancanza di spazio. In queste isole dalle coste scoscese e praticamente prive di spiagge ce n'� davvero poco, e quel poco che c'� � utilizzato dai pochi locali per le loro attivit� o pi� semplicemente

dal mare, per scrollarsi di dosso le sozzerie che lo obblighiamo ad ingozzare... (le cosiddette "scovazze"). Ne sa qualcosa l'amico Boris, sull'isola di Sit, che ci ha gentilmente concesso il "cortile" della sua "dependance" per il nostro bivacco, o il povero asino di Vladimir, nella baia di Telascica, che ha dovuto per una notte abbandonare il suo giaciglio sotto un'angusta pineta per far spazio alle nostre tende... . Spero soltanto che abbia ricevuto la sua meritata razione di Tavernello in tetra pack d.o.c.g. C.o.o.p. che abbiamo lasciato al suo padrone, assieme alla lauta mancia costituita da Kune sonanti.
Tutta colpa dei famigerati guardiani del parco, e s�, perch� di parco naturale si tratta, e con tanto di biglietto d'ingresso e di permanenza! Ad un certo punto si erano messi a darci la caccia, giustamente terrorizzati dall'idea che appiccassimo il fuoco e mandassimo in fumo l'ultimo tratto superstite della gi� martoriata pineta dell'Isola Lunga (Dugi Otok).

Ci vietarono sia di campeggiare liberamente, e questo era scontato, sia di usufruire del bellissimo campeggio della baia Mir, che a dir loro era privato. E che dire poi di quando una pattuglia di guardiani mi avvicin� a tutta velocit� con il motoscafo d'ordinanza mentre stavo osservando il fondale con maschera e pinne e mi intim�: "Stoj !" (che sarebbe a dire: Altol�!) "No diving !" A quel punto una sventagliata di Kalashnikov in aria ci sarebbe voluta proprio (forse ho un po' troppa immaginazione...). Cercai di spiegar loro che non stavo affatto razziando i fondali, anche perch� non c'era niente da razziare, a parte le pietre e i ricci, e che io in apnea resistevo appena qualche secondo... . Mi credettero! E mi concessero gentilmente di continuare la mia attivit�, non prima ovviamente di avermi consegnato, mentre stavo nuotando, la lista dei doveri del perfetto visitatore delle Kornati, tra i quali spiccava un "divieto assoluto di inquinare con qualsiasi sostanza la terra, il mare, e l'aria"... praticamente, pi� che autonomia alimentare qui il vero problema da affrontare era l'autonomia intestinale... . Ora che ci penso, e quell'elicottero della Policija che mi ha sorvolato mentre ero appartato... non � che mi ha fotografato mentre stavo infrangendo il regolamento, e poi mi arriva la megamulta a casa? Ma no... e come farebbero, il mio kayak non ha neanche la targa...

E che dire poi del sedicente "poliziotto", tipo tarchiato, faccia da servizio segreto bulgaro, che pretendeva di farci pagare 20 marchi a testa per avere occupato abusivamente il "camping privato" dell'isola di Ravni Zakan ? Da come ci scrutava confrontandoci con le foto delle nostre carte d'dentit�,

sembrava avesse a che fare con una banda di criminali..., il suo amico ci chiese anche dove avessimo fatto dogana..., erano convinti che avessimo attraversato l'Adriatico in kayak e fossimo penetrati in Croazia clandestinamente. Ma di solito non avviene il contrario? O forse recitavano la parte per estorcerci qualche centinaio di marchi... Altro problema gravoso: l'acqua dolce, ce n'era solo quella raccolta dalle ultime piogge, che, se ho capito bene, erano cadute sei mesi prima... oppure quella fatta portare dalla terraferma, a caro prezzo, come da "barba" Jero, sull'isola di Levrnaka, titolare di una sottospecie di camping, con tanto di spiaggia di sassi bianchi (un lusso da queste parti), dove abbiamo passato una notte in santa pace, senza l'assillo dei guardiani.
Certo che stare una settimana senza fare la doccia ti fa sentire un po' lupo di mare..., anzi, ora che ci penso, una minidoccia me la sono fatta, utilizzando due bottiglie d'acqua minerale imbevibile, marca "St�dena", comprate a 4.000 lit. l'una al negozietto del porto di Pisk�ra (o P�skera): era tanto salata quanto il suo prezzo, salata al punto giusto da cuocerci dentro gli spaghetti, tanto per capirci. Penso sia stata la doccia pi� cara della mia vita.

Per quanto riguarda l'approvvigionamento alimentare non c'era molta scelta: il negozietto del porto, con prezzi da accapponare la pelle (cito ad esempio la mia spesa: 2 kg di pesche, 3 bottiglie di acqua, 4 pomodori, 2 cetrioli = lit. 25.000: all'uscita mi hanno salutato con l'inchino) il paese di Sali, che per� � appena fuori dal parco, e un fantomatico barcone supermarket, che dovrebbe fare il giro dell'arcipelago ad orari fissi, che per� non abbiamo mai incontrato.
Ma l'aspetto di queste isole che ha colpito tutti fin da subito, pi� che la mancanza di sportelli del bancomat, come qualcuno ha giustamente rilevato, � la loro inospitalit�, l'assenza o quasi di terreno e di vegetazione, pochi spazi angusti tappezzati perlopi� da sterpaglia e da sassi appuntiti che ci hanno martoriato le gambe, oltrech� il fondoschiena, per non parlare dei poveri kayak. Il tutto � costituito da colline, alte anche cento e passa metri, di brulla e arida roccia calcarea, scolpita nel corso dei millenni dal vento e dagli altri agenti atmosferici. Un ambiente che non perde mai l'occasione per manifestare la sua ostilit� nei confronti di noi "cittadini", tanto che ad un certo punto molti di noi avevano la sensazione di essere degli intrusi. Infatti, quando siamo usciti dal parco e abbiamo raggiunto Zirije, la prima isola dell'arcipelago di Sebenico, pi� di qualcuno ha provato una piacevole sensazione di sollievo (io per esempio). Forse perch� eravamo in troppi, eravamo troppo ingombranti, e davamo nell'occhio! Se fossimo stati in due o tre sarebbe stato sicuramente diverso. Ma dovete anche tenere in conto che la mia naturale propensione alla paraculaggine mi fa preferire tutt'altro tipo di ambiente... belle baie, belle pinete, belle spiaggette, belle bagnanti... e soprattutto: niente sbirri alle calcagna!!

Comunque, anche il deserto delle Kornati ha il suo fascino, e ne abbiamo visti di bei posti: le scogliere dell'Isola Lunga, con il lago Mir e la bellissima spiaggia di sabbia bianca di Loijsce, la baia azzurra, le rocce di Levrnaka, di Lavsa, di Kornat, i fondali di Mana, e poi le stelle! Non ne ho mai viste tante quante quella sera sulla spiaggia di Levrnaka, grazie al fatto che eravamo a qualche decina di chilometri di distanza dalle prime importanti fonti di luce artificiale.E per restare in tema di stelle: gli occhi di Jane, la titolare della trattoria

e del camping di Pisk�ra, che ha fatto palpitare pi� di qualche cuore..., a proposito, la scorpacciata di pesce che abbiamo fatto l� � stata davvero storica.
Un inciso: quando dico camping, alle Incoronate, intendo una decina di pini con qualche spiazzo per le tende, un rubinetto da cui sgorga un filo di acqua non potabile, di tipo piovano annata 97 / 98 e soprattutto: niente bagno! Quando invece dico "sottospecie di camping", lascio a voi immaginare...
In ogni caso l'esperienza � stata estremamente positiva, sia dal punto di vista dell'organizzazione della scorta alimentare e degli effetti personali, sia dal punto di vista prettamente kayakistico, merito soprattutto di un paio di traversatine un po' ansiogene...
Alla fine, dopo circa 140 km percorsi in sette giorni fra 150 isole e isolotti, 20 km al largo della costa dalmata abbiamo raggiunto la terraferma a Tribunj. L� ci siamo divisi: chi ha raggiunto via terra la base di partenza di S�kosan e poi ha fatto visita alle vicine gole del fiume Krka, a Sebenico, chi se ne � andato direttamente a casa e chi ha completato di giro in kayak, risalendo la costa per una quarantina di chilometri. Tutto questo non prima ovviamente di esserci scrostati dal sale con megadocce di proporzioni monsoniche...
Un salutone e un grazie per la compagnia a Maurizio, Bruno, Sandro, Annarosa, Amleto, Monica, Sergio1� e Sergio 2�, Adolfo, e... addio, Isole Incoronate, o solo arrivederci, chiss�.

P.S. 1 : Una nota stonata: il telefonino GSM funziona a meraviglia, basta salire un po' in alto, meglio se in cima alle colline, ovviamente facendo attenzione a non uscire dai sentieri tracciati, come dispone il regolamento del parco. Certo fa un po' di impressione, in questa distesa di mare e rocce telefonare a casa come fossimo in Corso Italia...

P.S. 2: Il raduno mi ha permesso di conoscere alcuni personaggi molto interessanti, per esempio Sandro di Ivrea, con il suo kayak "sit on top" cio� "aperto" senza ponte, opportunamente personalizzato, che lui ha battezzato "Eresiarca". Effettivamente il suo kayak � strano, per� funzionale! Ero gi� stato colpito da modelli simili, sfogliando vecchi depliant CS e Nova, peccato per� che vengano costruiti per un uso prettamente balneare e come appoggio per subacquei. Sfogliando la rivista "Sea Kayaker" per�, si desume che negli USA questi modelli (tipo Heritage Kayaks), vengono utilizzati anche da kayaker "seri" se costruiti in forma filante e idrodinamica e forniti con capienti gavoni che praticamente vanno ad utilizzare tutto o quasi il volume del kayak. Se si fallisce l'eskimo � facile risalirvi a bordo e vi entra pochissima acqua, che tra l'altro esce automaticamente appena si riprende il proprio posto. E non � cosa da poco... E non d� quel senso di chiusura e costrizione tipico del kayak tradizionale, che, dopotutto, � nato in situazioni climatiche neanche lontanamente paragonabili alla nostra, e per tutt'altri scopi, visto che gli Inuit non si dedicavano n� allo sea watching, n� al camping nautico, non facevano il bagno, n� tantomeno si curavano dell'abbronzatura...

Dario Franceschin

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