| Sono un elefantino con una memoria ignobilmente selettiva. Fotografia sempre più in arte GIOANNI | | Nel 79 ci fu a Venezia una mostra dedicata alla fotografia. Era divisa in vari palazzi della città e con mia moglie e una coppia di amici la visitammo accuratamente e rimasi affascinato da molte delle opere presenti. Anche la fotografia guadagna molto se vista in originale nelle dimensioni e nella qualità di stampa prevista dall'autore. Comunque la cosa è rimasta lì a decantare per vent'anni. Non sono rimasto folgorato sulla via di Damasco per quella esperienza infatti sono stato capace in seguito di andare in giro in America per 15 giorni e tornare con 24 fotografie. | Ho continuato a vedere ogni tanto mostre di fotografia, per esempio la famosa e scandalosa mostra di Map*lethorpe al museo Pecci di Prato in cui la qualità delle immagini e della stampa erano eccezionali, e piano piano ho continuato a metabolizzare quello che vedevo. Devo essere, per restare sulla zoologia, un pitone con metabolismo molto ritardato visto che non mi sono mai comprato una macchina fotografica seria perchè insofferente dei tempi morti, sviluppo rullini, stampa delle foto, ricerca dei negativi per ristampe album ecc. Sono diventato S. Paolo e sono caduto da cavallo quando un cliente mi ha prestato la sua vecchia macchina digitale (Canon PowerShot da 0.3 Mp) che pur nella sua inadeguatezza mi ha aperto un mondo. Avevo appena cominciato a fare questo sito e la prima foto che mi sono fatto fare è stata quella del bausettete (faccine). Il tappo di metaboliti accumulato in tanti anni è partito come un embolo ed il cervello, da tanto tempo frustrato, ha avuto un ictus benigno è andato per la tangente e purtroppo per voi non si è ancora calmato. | Avendo ora a disposizione un mezzo tecnico che mi soddisfa ho cominciato a pensare come evitare di fare foto " e guardate che bella foto mia e degli amici a tappare il panorama che diciamo cheese " (Lo so che mi ripeto ma la frase mi piaceva) sono andato a riguardare il catalogo di quella mostra, solo mentalmente, perchè come dicevo sono un elefantino con memoria selettiva e mentre ricordo bene il catalogo non ricordo più a chi l' ho dato in prestiregalo. Sono comunque sicuro che sia un amico e sono contento che se lo goda. Ricordo che per me c'erano delle mentali pietre miliari Edward Weston che faceva della qualità dell' immagine, della messa a fuoco e della stampa i fondamenti della sua arte. Se vuoi sentire sulla pelle un quadro, mi diventa spesso d'oca per sindrome di Stendahl, devi vedere quello vero appeso al muro e non puoi contentarti di una foto sul catalogo; cosi non esiste riproduzione che possa dare la stessa senzazione di rarefatta bellezza delle stampe fatte personalmente con procedimenti e carte particolarissime da Weston o Mapplethorpe in persona. | | Ma poi c'erano anche fotografi che cercavano la vita, come quelli della Magnum Cartier Bresson, Robert Capa ecc oppure che nel 40 scattavano brutali istantanee col flash come Weegee oppure immagini impietose come Diane Arbus. Non tolleravo invece le foto troppo patinate e costruite di Avedon e simili. Non riuscirò mai a fare esattamente la foto che vorrei ma cerco sempre di studiare. Non riesco neppure a esprimermi bene per dire cosa vorrei, ma posso citare le parole di uno dei più grandi. | | " The Decisive Moment"
"Manufactured" or staged photography does not concern me. And if I make a judgement, it can only be on a psychological or sociological level. For me, the camera is a sketchbook, an instrument of intuition and spontaneity and the master of the instant, which questions and decides simultaneously. In order to "give a meaning" to the world, one has to feel oneself involved in what he frames through the viewfinder. This attitude requires concentration, a discipline of mind, sensitivity, and a sense of geometry. To take photographs means to recognize both the fact itself and the rigorous organization of visually perceived forms that give it meaning. It is putting one's |
"L'istante giusto" GIOANNI La fotografia costruita o di studio non mi riguarda. E se io esprimo un giudizio può essere solo psicologico o sociologico. Per me la macchina fotografica è l'album degli schizzi, uno strumento per l'intuizione e la spontaneità, è lei che sceglie il momento, si pone le domande e contemporaneamente dà le risposte. Per dare un "significato" al mondo bisogna sentirsi coinvolti da quello che si inquadra nel mirino. Per avere questo approccio mentale si deve avere concentrazione, sensibilità ed un certo senso geometrico. Scattare una foto vuol dire valutare assieme il fatto, le componenti visive dell'immagine e la loro organizzazione per dare al tutto un significato unico e compiuto. Si deve mettere il proprio cervello l'occhio e il cuore sulla stessa linea. Per me, scattare fotografie è un mezzo di capire, che non può essere separato dagli altri mezzi di espressione visiva. E' un modo di scattare, di liberarsi, non di provare per forza la propria originalità. E' un modo di vivere. Henri Cartier-Bresson | head, one's eye and one's hearth on the same axis. As far as I am concerned, taking photographs is means of understanding, which can not be separated from other means of visual expression. It is a way of shooting, of freeing oneself, not of proving or asserting one's own originality. It is a way of life Henri Cartier-Bresson Scusate, non mi sono reso conto che la citazione è in inglese, ma non voglio tradurre cose di altri con il rischio di tradirne il pensiero e non riesco a trovare nulla di meglio. | | Riepilogando sono un elefantino appitonato ancora con la pelle d'oca al pensiero delle foto che ho visto navigando per estrarne un nulla e scrivere questa cosa
Tutte le foto citate solo per indurre le persone a visitare i siti il cui link è citato nel testo sono protette da copyrigth. Andateli a vedere che sono eccezionali. -> | |