Scuola di trekking
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*** conero *** la flagellata e la baccante- iniziazione ai misteri dionisiaci - villa dei misteri I sec. A.C. Come davvero stupido di me! mai chiedere a qualcuno che lo fa per mercede a fare qualche cosa per divertimento! dovrei imparare anche io sgombriamo subito il campo, non ci sono ragazze gnude nè misteri dionisiaci di sorta ma l'associazione mentale è scattata inesorabilmente appena letto il titolo non è affatto vero porto sempre almeno un paio di sandali per pregresso cedimento delle arcate metatarsali dovute ai troppi km corsi non si usa solo per sedersi ma solo nei corsi avanzati si può raggiungere l'estasi e la trasfigurazione 'Caron dimonio dagli occhi di bragia' Per dir la verità li ho cilestri ma in effetti faccio il bagno in qualunque acqua non cognita gran bella barca il Tarpon 160 migliorata rispetto alle prime edizioni in un empito di deplorevole e zuccheroso sentimentalismo ha chiamato questa foto 'Buonanotte fiorellino' Visto il mare i sottocosta hanno girellato attorno rinunciando credo a Zannone Grecale fortissimo e mare adeguato comunque siamo arrivati a Ponza anche troppo presto. Il giorno prima ci eravamo persi una grotta ed allora abbiamo allungato un pochino. Meno male che avevo vento al traverso per la vela. Su Capo bianco abbiamo messo 4 ore per fare 3 km dormendo a Lucia Rosa So soltanto che li abbiamo incrociati verso le 11 con la solita scorta che dovevano fare la doppia traversata con circummnavigazione di Palmarola. Meno male che non erano scortati dalla motovedetta che ci avrebbe certamente multato Abbiamo fatto i primi 3 km in due ore circa per via di alcune cosine da vedere poi abbiamo fatto la traversata verso Palmarola arrivando alle sei a dormire sull'isoletta Arrivando con il traghetto abbiamo visto una quarantina di super kayak completi di supergommone appoggio che ad un certo punto sono spariti a grande velocità. Era circa mezzogiorno ed ho poi appurato che hanno fatto la circummnavigazione di Ponza avevo tentato di chiarire che si trattava di un evento non mondano, ma anzi fuori dal mondo civile 'io stesso pur avendo ormai una certa esperienza quando torno da un trek lungo, estivo, mi dico sempre 'forse mi ero portato troppa roba da vestire'.. AH CONTRARIAMENTE AL SOLITO questa foto non parte se non cliccando per evitare shock anafilattici agli improvvidi 'il mare non era cattivo e il fatto che fosse quasi subito profondo evitava i frangenti Visto il mare i sottocosta hanno girellato attorno rinunciando credo a Zannone Grecale fortissimo e mare adeguato comunque siamo arrivati a Ponza anche troppo presto. Il giorno prima ci eravamo persi una grotta ed allora abbiamo allungato un pochino. Meno male che avevo vento al traverso per la vela. Su Capo bianco abbiamo messo 4 ore per fare 3 km dormendo a Lucia Rosa So soltanto che li abbiamo incrociati verso le 11 con la solita scorta che dovevano fare la doppia traversata con circummnavigazione di Palmarola. Meno male che non erano scortati dalla motovedetta che ci avrebbe certamente multato Abbiamo fatto i primi 3 km in due ore circa per via di alcune cosine da vedere poi abbiamo fatto la traversata verso Palmarola arrivando alle sei a dormire sull'isoletta Arrivando con il traghetto abbiamo visto una quarantina di super kayak completi di supergommone appoggio che ad un certo punto sono spariti a grande velocità. Era circa mezzogiorno ed ho poi appurato che hanno fatto la circummnavigazione di Ponza con il mare davvero cattivo di solito evito rischi per il sig. Fuji (lui dice di no e fa spallucce) c'era in effetti una discreta maestralata però non ancora al livello di fare fatica a portare avanti la pagaia controvento. Notare anche il corretto abbigliamento dei discenti pronti per le isole Lofoten mai sfrecciato in vita mia ed oltretutto con quel vento la media è stata bassissima come previsto il vento ed il mare sono calati e hanno ripreso coraggio Giulio che ormai è vaccinato si era persino divertito Visto il mare i sottocosta hanno girellato attorno rinunciando credo a Zannone Grecale fortissimo e mare adeguato comunque siamo arrivati a Ponza anche troppo presto. Il giorno prima ci eravamo persi una grotta ed allora abbiamo allungato un pochino. Meno male che avevo vento al traverso per la vela. Su Capo bianco abbiamo messo 4 ore per fare 3 km dormendo a Lucia Rosa So soltanto che li abbiamo incrociati verso le 11 con la solita scorta che dovevano fare la doppia traversata con circummnavigazione di Palmarola. Meno male che non erano scortati dalla motovedetta che ci avrebbe certamente multato Abbiamo fatto i primi 3 km in due ore circa per via di alcune cosine da vedere poi abbiamo fatto la traversata verso Palmarola arrivando alle sei a dormire sull'isoletta Arrivando con il traghetto abbiamo visto una quarantina di super kayak completi di supergommone appoggio che ad un certo punto sono spariti a grande velocità. Era circa mezzogiorno ed ho poi appurato che hanno fatto la circummnavigazione di Ponza ho smesso di soffrire di poesia da tanto tempo e l'alloro va bene per i fegatelli ma egli merita questo serto da poeta laureato Occhiata. Di solito girano in branchi ma questa volta c'era solo una piccola che si è probabilmente suicidata per la solitudine. Poverina.... si mangia?... ottima in tutte le salse. La lenza non si lega al polso ma si fa un'asola e si passa sul palmo per avvertire la toccata male, troppo poco profonda, cotani e esposta ad onde anomale probabilmente là dietro secondo la carta ottima ed abbondante, i maledetti adriatici la mettono in ombra presto però il rovescio della medaglia è che la gente smamma facendo questo mestiere non bisogna preoccuparsi dei bagnanti portati dagli autobus del mare (Leon d'oro) , quasi mai sono stanziali e quando si sono rosolati per una giornata senza bagni e ripari non vedono l'ora di andarsene lo manderò ad un corso di perfezionamento con Gael sulla Loira in febbraio Visto il mare i sottocosta hanno girellato attorno rinunciando credo a Zannone Grecale fortissimo e mare adeguato comunque siamo arrivati a Ponza anche troppo presto. Il giorno prima ci eravamo persi una grotta ed allora abbiamo allungato un pochino. Meno male che avevo vento al traverso per la vela. Su Capo bianco abbiamo messo 4 ore per fare 3 km dormendo a Lucia Rosa So soltanto che li abbiamo incrociati verso le 11 con la solita scorta che dovevano fare la doppia traversata con circummnavigazione di Palmarola. Meno male che non erano scortati dalla motovedetta che ci avrebbe certamente multato Abbiamo fatto i primi 3 km in due ore circa per via di alcune cosine da vedere poi abbiamo fatto la traversata verso Palmarola arrivando alle sei a dormire sull'isoletta Arrivando con il traghetto abbiamo visto una quarantina di super kayak completi di supergommone appoggio che ad un certo punto sono spariti a grande velocità. Era circa mezzogiorno ed ho poi appurato che hanno fatto la circummnavigazione di Ponza ho smesso di soffrire di poesia da tanto tempo e l'alloro va bene per i fegatelli ma egli merita questo serto da poeta laureato veramente era un sacco solo (che va chiuso bene) per tenda materasso e sacco a pelo. Il termine tecnico per indicare l'estrazione degli oggetti dai gavoni è 'CASINO'. Un'amica ha i tappi dei gavoni di 20 cm e quando tira fuori la roba pare una discarica napoletana mi ero scordato il cappello bianco alto comunque la ricetta è dell'albergo Rosetta di Perugia che non credo esista più il coperchio del gavone funziona perfettamente come tagliere e tavolo certo che avendo la forza di portarsi dietro tutto... però mancava il lavello della cucina ... anche se aveva tentato di portarsi dietro 15 litri d'acqua facendo venire uno strappo a Giulio che incautamente lo ha aiutato a trasportare il prowler il suddetto Vaschetto, fisioterapista, deve aver provato una perversa soddisfazione nel dirmi che dovrò imparare a convivere con la mia artrosi ai polsi perchè non esistono cure.... lo sapevo e non gliene voglio... ma perchè nessuno mi vuole un pò di bene... buuh Visto il mare i sottocosta hanno girellato attorno rinunciando credo a Zannone Grecale fortissimo e mare adeguato comunque siamo arrivati a Ponza anche troppo presto. Il giorno prima ci eravamo persi una grotta ed allora abbiamo allungato un pochino. Meno male che avevo vento al traverso per la vela. Su Capo bianco abbiamo messo 4 ore per fare 3 km dormendo a Lucia Rosa So soltanto che li abbiamo incrociati verso le 11 con la solita scorta che dovevano fare la doppia traversata con circummnavigazione di Palmarola. Meno male che non erano scortati dalla motovedetta che ci avrebbe certamente multato Abbiamo fatto i primi 3 km in due ore circa per via di alcune cosine da vedere poi abbiamo fatto la traversata verso Palmarola arrivando alle sei a dormire sull'isoletta Arrivando con il traghetto abbiamo visto una quarantina di super kayak completi di supergommone appoggio che ad un certo punto sono spariti a grande velocità. Era circa mezzogiorno ed ho poi appurato che hanno fatto la circummnavigazione di Ponza abbuia finalmente una foto decente... lui decente superattrezzato con torcia cinese a sciagatto l'omino delle maree che alligna nel mio cervello mi ha svegliato alle 5.14 per questo tramonto all'ora sbagliata (JKJ) poi mi ha praticamente obbligato ad arrampicarmi su per un sentiero definito '... solo per escursionisti esperti e dotati di abbigliamento adatto' ... da scompisciarsi, esperto va bene ma abbigliamento .... Bel panorama peccato per l'accampamento zingaro sulla parte nord delle spiaggia Giulio da questo punto di vista è una calia ma gli voglio bene falso, clamorosamente falso. A parte che il mio gemello Sandro mi ostracizzerebbe per questo io uso la CocaCola ed imitazioni solo a scopo medicinale per stimolare eventuali movimenti .... peccato manca la foto dei servizi e ha fatto una serie diciamo normale per esempio il titolo di questa è 'Sorella maggiore' mare 1 meditazione paesaggio con figura S.Maria di Portonovo poco prima del bar e dei cessi Scogli del trave foto di Fabio Fava che è bravisssimo e ha fatto un sito bellissimo CLICCATE QUI How to eat and shit in the woods ... il problema non è di poco conto e i miei e-amici Tom e Athena Holtey ci hanno scritto un libretto magnifica un traverso perfetto per arrivare a vela al parcheggio libero troppo lontano da Numana (Marcelli) come dicevo sono diventato pigro e questa è una foto reale ma riciclata Inconsapevole una beata...'Romantic landscape' se ci ha lavorato su deve essergli garbato 'Pop art' se ci ha lavorato su deve essergli garbato |
Sto diventando pigro, non ho voglia di inventarmi modi nuovi di presentare le cose. Per dire la verità avevo tentato di fare fare tutto il lavoro all'autore dell'articolo che oltretutto lo fa di mestiere ma che si è prontamente defilato con i classici tre passi laterali . Allora mi metto all'imbraca ed uso il solito modello di pagina piratando qua e là dove uzzolo mi porta le immagini per illustrare questa
Cronaca di una iniziazione
Antefatto. Circa un anno fa il sig. G ha avuto l’ardire di avvicinarsi ad una tribù che si riconosce in pratiche al limite della società, teorizzate e fomentate da un guru cosparso di peli bianchi (concentrati prevalentemente sul viso) uso a esercitare le proprie attività in costume adamitico. 
Il trono di costui è costituito da un incavo praticato su un grosso baccello a forma di banana
che si ostina ad immergere in acque di ogni tipo e colore a tal punto che lo si vede sovente, solingo o attorniato da seguaci “uscir fuor del pelago a la riva volgendo a l’acqua perigliosa e guata” (Dante Inf. I, 23-24).
La presenza di umani estranei alla tribù (o, se si vuole, alla setta) è vista dal guru e dai suoi adepti come fumo negli occhi e solo la salda presa e lo sciabolare di una sbarra dalle estremità schiacciate (denominata dai praticanti, pagaia) e ritmicamente calata in acqua, riesce a placare la sete instancabile dei fedeli.

La pratica giornaliera adottata con cadenza settimanale esercitata dal sig. G durante i freddi mesi invernali, quand’anche accompagnato da timidi compagni di ventura, lungi dall’essere approvata, fu sempre giudicata dal guru con malcelato disappunto e paragonata a vacuo onanismo..
Per non continuare a soffrire di complesso d’emarginazione urgeva quindi affrontare con coraggio l’improcrastinabile vera iniziazione alla setta. La generale benevolenza del guru, conquistata dall’aspirante nei mesi precedenti l’evento, aveva fatto si che questi potesse godere di un trattamento di favore, quanto alle attrezzature che avrebbe dovuto procurarsi per portare a buon fine l’impresa, essendo egli totalmente privo di qualsivoglia dispositivo di protezione e sussistenza.
Non avrebbe dovuto pensare a nulla se non presentarsi puntuale all’appuntamento dotato di sbarra e acconcio dispositivo atto alla navigazione.
L’aspirante, che pur aveva mostrato l’intenzione di approvvigionarsi del necessario per affrontare l’impresa, (per altro codificato e ampiamente descritto dal guru nel personale sacello internettiano) non aveva trovato di meglio che dotarsi di una ricca gamma di vestiario non avendo egli la benchè minima idea delle condizioni metereologiche e relazionali che avrebbe incontrato.
L’improvvido, cercava di compensare con il decoro estetico una assoluta mancanza di senso pratico e più tardi ne diventò consapevole 
L’iniziazione La data fatidica era ormai fissata e, ancorché più volte rimandata, era praticamente sconveniente addurre qualsivoglia scuse e pretesti per procrastinare l’evento.
Fissati ora, luogo, equipaggi, verificati bollettini, stampate carte, caricati i bagagli, fatta benzina, parcheggiata vettura scaricati i natanti, visto mare........pensato ad immediato ritorno.. 
Gli aspiranti due, volto atterrito per la ferocia del vento e dell’onde guardandosi silenti in volto, a quello avevano pensato. La voce calma e il passo deciso del guru verso la spiaggia avevano fugato solo in parte l’ansia dei novelli adepti.
Solo in parte, perchè infatti era bastato procedere per soli 50 centimetri sulla battigia per subire l’affronto dello smeraldino e incavolatissimo mare.
Il Tarpone similzucca da 489 cm di lunghezza di cui orgogliosamente andava fiero il sig. G, carico come un mulo del 4° alpini di Tolmezzo mostrava subito agli attoniti ed increduli villeggianti accorsi divertiti sulla spiaggia il suo fondo mettendo a dura prova tappi, gavoni, sacche, borracce e cianfrusaglie penzolanti poste a decoro del mezzo.
I compagni di ventura ormai portati al largo dalla risacca, in preda ad un euforia da rodeo incontrollata lo avevano lasciato solo a subire il pubblico ludibrio. Ne andava del proprio onore; bastava infatti un gesto deciso che la fetta di zucca riprendeva il suo usuale aspetto e prontamente veniva cavalcata dal coraggioso aspirante. 
Nettuno, che aveva assistito alla scena, sorrideva dall’alto e benevolmente proteggeva e incoraggiava lui e il suo degno compare aspirante, tale torinese Vaschetto che imprudentemente e per amore aveva trovato residenza a Brescia. Da quel momento la spuma dell’onda che entrava ed usciva da strani buchi praticati sul fondo dei natanti inebriava i polmoni e lo sguardo dei quattro arditi (tale era il numero degli audaci naviganti) che sfrecciavano costeggiando le bianche scogliere del Conero
(non serve andare a Dover, il calcare bianco e tosto ce l’abbiamo anche noi), affiancati dai gabbiani e dai cormorani mai così compagni di ventura.
La meta non interessava più, a dir il vero. La meta non era un luogo ma uno status, una dimensione del corpo e dello spirito.
In tanto poetico e sublime contesto il guru (che d’ora in poi chiameremo Gioanni) che fa?; consulta carte?, misura distanze?, trova corrispondenze?; niente di tutto quello che ci si aspetterebbe da un nocchiero. Si lega un filo trasparente al polso e lo cala in acqua. Se non fosse per la barba totalmente bianca (a differenza di quelle dei compagni semplicemente nere o sale e pepe) parrebbe una novella Arianna che per pudore evita il rosso ma teme di perdersi e pertanto..... (solo a tarda sera il sig. G avrebbe benedetto quel gesto foriero di squisiti sapori). 
Di colpo in colpo cala la sera e il sapiente pronuncia un’altro suo insegnamento: la regola del quarto d’ora
Trattasi di metodologia sperimentata e accorta per evitare mugugni. Per trovar un buon luogo per bivacco individuate un’area deserta all’apparenza ed acconcia alla bisogna, fissatevela nella memoria e procedete incuranti per un quarto d’ora. Se in questo intervallo temporale un luogo migliore si è materializzato ai vostri occhi ripetere l’operazione test’è descritta. Viceversa, ritornare sui vostri passi e accampatevi là dove vi era sembrato opportuno. Si sarà persa mezz’ora ma non si avranno rimpianti.

Il bivacco. Lo Zingarelli recita, come prima definizione: stazionamento di truppe allo scoperto; é questa la sensazione a cui la mente dell’iniziando correva.
Truppe e scoperto gli sembravano infatti termini quanto mai appropriati. La sua mente riandava ai dolorosi periodi del CAR a Como; del resto la sua ultima esperienza di campeggio (sinonimo che tal’uni, pateticamente invocano per mitigarne la durezza) risaliva a molti anni prima. Correva l’anno dell’elezione di Papa Luciani al soglio pontificio. Sfido molti a ricordarsi dell’evento, figuriamoci il nostro a ricostruire le dinamiche e le procedure dell’alpeggio.
Ad ogni modo, come riferito, la benevolenza e l’affetto del Gioanni gli avevano risparmiato un sicuro incauto acquisto di attrezzature. Ed ecco spuntare da sacconi, sacche e sacchettini ogni ben di Dio in forma di teli, aste, picchetti, giacigli, materassi, scatole, lampade, fornelli, posate, cibarie, condimenti, bevande....etc. (beh, su questo punto, ad onor del vero, il discente aveva proditoriamente portato, sempre al fine di ingraziarsi il guru, dell’ottimo Dolcetto d’Alba). 
Le lezioni continuavano incessantemente a plasmare la totale tabula rasa del discente:
1. Montaggio di una tenda.
2. Allestimento di un fornello da campo.
3. Preparazione di una pasta (priva di colesterolo saporita e molto digeribile).
Fu a questo punto che le visioni cominciarono a prendere possesso del sig. G. L’autore eviterà di diffondere la ricetta per non sborsare fior di quattrini (copyright, possibili citazioni in giudizio ecc.), ma può solo dire che in quella pasta, l’aglio risulterà essere un ingrediente decisamente presente, quand’anche non soffritto come giustamente sottolineava il cuoco.

Tutto cominciava a tornare: il senso del filo trasparente cui si era aggrappato, per disperazione, un pesce suicida (cito il Vaschetto che mi perdonerà per la sagace ironia rivoltagli da tutti i presenti nel suo vano tentativo di imitare il maestro che, a mani nude l’aveva surclassato pur essendo egli dotato di micidiali armi da guerra professionali). Tornavano anche le risposte sul perchè portare con se tanto peso che poi peso non risultò (grazie anche ad Archimede che con il suo pensiero chetò le ansie dei primi naviganti).
Infine la sera,
le prime stelle e i primi pianeti comparire nel firmamento; si era appena aperto un dibattito sull’identificazione dei corpi celesti che la stanchezza prese il sopravvento e ognuno si ritirava nei propri appartamenti giacendo, chi su materassini gonfiati, chi su stuoie, chi sulla nuda terra. - A te tocca il gonfiabile -, disse Gioanni al sig. G, con voce sicura. - E’ il modo migliore per dormire, non senti i sassi e il riposo è assicurato: poi si deve gonfiare poco altrimenti, nel girarti, rimbalzi come una palla -. Detto fatto. Per una notte intera il sig. G aveva contato i minuti (coadiuvato dalle conseguenze digestive della sublime pasta all’aglio), aveva visto tutte le cromie del cielo, contato i gorgheggi dei gabbiani (mah, forse i gabbiani non gorgheggiano ma fa lo stesso) aveva visto il tramonto e infine stremato, l’alba, percepito sulle reni i sassi del litorale, sentito lo sciabordio e annusato il profumo del mare. - Potevi rigonfiare il materassino, se toccavi per terra...- gli disse l’indomani
Gioanni con paterno piglio ma lui era comunque felice, assonnato ma felice e il soave odore del caffè proveniente dall’invidiato alloggiamento del Vaschetto (suo compagno di iniziazione) gli apriva la giornata nel migliore dei modi. Il Vaschetto infatti era dotato di ogni ben di Dio, frutto di anni di studi e applicazioni su terraferma; solo la decisa opposizione del discepolo prediletto Giulio, che aveva rischiato una frattura alla colonna vertebrale, nell’aiutarlo a caricare il mattino precedente, lo aveva fatto recedere dall’insano tentativo di caricare altri generi alimentari. Il nostro aspirante invece lo benediva e ammirava la quanto mai opportuna scelta di recare seco, la Moka Bialetti dal bel disegno e pratica funzionalità (da architetto e designer qual’era mai avrebbe potuto approvare soluzioni sbrigative come quelle adottate dal discepolo Giulio che se l’era cavata, la sera prima, con risi pronti liofilizzati gettati alla bellemeglio in un fornelletto sotto misura)..
Il ritorno
Consumata una frugale tazza di caffè taceremmo del disdicevole desiderio di consumare colazioni e/o pasti in locali costieri se non fosse che lo stesso Gioanni fu colto da desiderio irrefrenabile di PEPSI. Come non accondiscendere a questo, in fondo infantile, desiderio. Gli aspiranti fedeli, compreso il diligente e preparatissimo discepolo Giulio uscirono dal locale strafogati di bignè, cornetti, cappuccini e succhi di frutta, per non parlare dell’utilizzo intensivo dei servizi igienici.
. La giornata volgeva al bello e i venti, che la giornata precedente avevano spazzato i barbuti volti, avevano lasciato il posto ad una leggera brezza che, infida, non faceva percepire agli improvvidi novellini le conseguenze dell’esposizione permanente ai raggi solari. - Ma hanno messo le creme ? si sentiva sommessamente pronunciare dal lontano Gioanni che confabulava col discepolo Giulio.
- Si, si, l’ho messa - rispondeva il sig. G (come a voler dimostrare di essere un allievo scrupoloso e attento), che nel frattempo aveva dismesso la giacca da acqua e i calzoni in neoprene indossati provvidenzialmente la mattina precedente e ostentando un succinto slip da bagno e una elegante canottiera nera.
Ovviamente mentiva ma non poteva mostrare dimenticanze così gravi. Per tutta la settimana seguente ne avrebbe portato le conseguenze ma le considerava la traccia sana della sua iniziazione andandone, in particolare con chi provava alla vista un certo ribrezzo, spavaldamente fiero.
La giornata esauriva le rimanenti forze. Il ritornare sui propri passi si accompagnava ad una leggera vena di malinconia come accade ai bambini quando si stanno esaurendo i gettoni della giostra preferita e sperano che il tempo rallenti un poco o si fermi.
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Questo era il pensiero che frullava, colpo dopo colpo nella mente del sig. G mentre tornava al punto di partenza e, guardando ancora una volta le scogliere allontanarsi dietro di se, cominciava a capire il perchè di quella ostinazione da bambino nel voler andare sempre e solo su una giostra sgangherata e per nulla alla moda.
Indovinate di che giostra si trattava. Per aiutarvi possiamo solo dirvi che non erano cavalli e che si doveva impugnare per recitare la parte, un asta schiacciata in testa.
Da quella giornata, forse, il sig. G aveva cominciato a capire un po’ più di se stesso. Di certo aveva capito cosa gli procurava davvero divertimento.
Non era cosa da poco ed un pensiero di gratitudine andava al burbero ma simpatico guru che lo aveva, forse inconsapevolmente, dapprima avviato e da quel momento accolto, nella tribù.

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arch. Giorgio Pezzi
Nota doverosa l'autore non è responsabile della scelta delle foto e dei commenti di questo articolo anche se è stato decisamente irresponsabile nel dare carta bianca ad uno che soffre di horror vacui. Comunque ho anche uno sconfinato amore e rispetto per la parola scritta per cui il testo non è stato assolutamente toccato.
(alpeggio non è riferito alle mucche ?).