E gliè tutto sbagliato ....
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*** bartali *** Nell'ordine Corrado, Giorgio, io. Dicono che da bimbo ero più buono e speriamo bene. C'è spazio per altre faccine che inserirei volentieri Questo bellissimo modello di una canoa hawajana è di Francis Pimmel. Si vede una forma quasi a V con la vela che scarica in alto Caratteristica di una vela a V propriamente detta è che con andature in poppa è simmetrica rispetto alla canoa e rende meno necessario l'uso del timone e della deriva. Inoltre quando è abbattuta lateralmente somiglia ad una vela al terzo senza albero. Corrado è ben preparato sulla teoria delle vele Per dire la verità a forza di semplificare mi sono rimaste: Corda elastica 1.5 mt che fa da strallo doppio e drizza. Cordino continuo 5 6 mt che fa da scotte regolatore della base albero e sartie. Cordino di 25 cm che fa da caricabbasso e poverino è l'unico che ha un solo scopo Che io ritengo la più brutta e sgraziata tra le tall-ship. Qui non si vede la canoa di Giulio e mia moglie quando è tornata dalla palestra ha dichiarato che sembravamo scolari di un asilo infantile e qui diciamolo subito perchè nel prosieguo sembra sia tutto andato a tarallucci e vino, scoppiò una trattenuta rissa verbale - scusate l’ossimoro - tra fazioni contrapposte come già sul forum si appalesava. Filosofie diverse che solo il mantovano - io - cercava di mediare riconoscendo diritto di esistenza ad entrambe e non trovandovi antinomia: chi la vela se la voleva godere tutta e da sola, vento o non vento abiurando pro tempore la pagaia - Vangelo di Corrado - e chi la vela la voleva usare come moltiplicatore (di velocità) e demoltiplicatore (di fatica) nei trekking lunghi e quindi complemento e NON sostituzione dell\’amata pagaia, ragion d\’essere dei kayak. Punto e basta. –Vangelo di Gioanni – Rissa mai composta ma accantonata per l’insorgenza di ben altri appetiti. amata pagaia una beata... farei carte false per il sistema a pedali dell'Hobie Adventure di Remo con cui sono stato all'Argentario Quando vado a vela vado a vela e la pagaia deve stare legata, non importa se il vento è poco e vado piano. Non devo assolutamente aver bisogno di correzioni di rotta e monterò timone e deriva. Giulio è d'accordo con me che un Kayak a vela deve poter fare le stesse cose di una barca a vela Toscano sono e di solito non mangio i preti, se non cercano di mangiare me, ma devo brontolare parecchio sull'uso che fa Giorgio della parola vangelo almeno nei miei confronti. Trovo molto riduttivo usarla per qualificare una mia opinione ben decantata in sette ottocento chilometri di trek come una favola di fanatici religiosi. Lo SO se c'è andro all'inferno e sulla home page ho scritto di peggio. NON CLICCARE (concordando sulla fattura della vela, sartoriale potremmo definirla, quanto all\’utilità e ancor peggio all\’utilizzabilità della “redutio ferzis” ci fu qualche commento generale di perplessità non proprio benevola) Non ho scodinzolato nè levate alte strida ma il sistema è concepito in modo originale e brillante anche se la cerniera un pò solida ricordava Boris Karloff. Quello che non condivido è una riduzione troppo piccola. Ha senso invece passare da una vela grande ad una tormentina (tipo da 2 a 1 mq) da usare con tempesta. L'uso della vela in un quel caso stabilizza la canoa come ho verificato sulla mia pelle. Con una cerniera più sottile la applicherò alla vela di 2 mq. discepolo è una parola grossa; diciamo che socraticamente 'sapendo di non sapere' ascolto con attenzione chi ha già percorso le strade che voglio percorrere, adotto criticamente le soluzioni altrui laddove mi sembrano intelligenti, correggo eventualmente , dopo aver sperimentato personalmente, ciò che trovo migliorabile. Indi, ovviamente facendo altri errori me la cavo da me e semmai mi consulto. Se invece trovo un\’ideuzza sagace me ne compiaccio e la condivido. Sostituirei quindi alla definizione di fedele discepolo quella di 'attento osservatore' Suvvia uno sforzo di fantasia. Dopo aver letto il commento sul vangelo pensate cosa potrei dire su discepolo. Per dire la verità a Giorgio gli ho fatto anche le strutture per la vela complete di stampata in vetroresina. Comunque non sono affatto geloso delle mie cose e le presto volentieri. Di vele ne ho prestata una un anno fa ad un amico di Ventimiglia. Ho da anni dei libri prestati da amici e viceversa. Anche Pennac in 'Come un romanzo' dice che è giusto 'Quando un oggetto assolve la sua funzione con il minimo numero di componenti è intrinsecamente bello ' sono perfido e ho provato soddisfazione nel fornire all' Arch. Giorgio un supporto ricavato da un pezzo di plastica recuperato in discarica Corrado. Questa è la mia vela sul lago di Iseo. Non è esattamente l'ultima versione in cui ho aggiunto un supporto a prua. Del concetto originale della vela kiwi ho mantenuto la forma anche se con v a punta in basso le corde elastiche ed il giro di scotta continuo. Le aste sono invece incernierate e libere di abbattersi in ogni senso. Il nocciolo del sistema è nelle due sartie con carrucole triple che mettono in tensione le aste verso l'esterno nelle andature in poppa oppure mollarle sulla verticale quando si va al traverso. Usando ambedue le mani ed in futuro con degli strozzascotte si riesce a regolare la vela in ogni posizione GIOANNI 'Standing on the shoulders of giants'. Come dico sempre ho un omino nel cervello con mazza da baseball che mi dissuade quando mi vengono idee troppo geniali ed innovative tipo ombrello senza cercare cosa è stato già inventato. Ho per anni cercato invano una vela decente finchè non ho visto quella dei neozelandesi che un pò ne capiscono. Manco di un certo tipo di fantasia, ho cercato di copiare senza purtroppo poter avere più delle foto su internet. Poi per pura fortuna ed una intuizione sul sistema di fissaggio ho ottenuto un prototipo funzionante solo in base alla forma dei supporti senza sartie o alberi fissi. Poi in tre anni a piccoli passi isola dopo isola con collaudi sui 100/200 km ho limato togliendo ora un rinvio, ora una redancia per avere la minima complicazione ed allontanandomi abbastanza dall'originale. Questa vela è di 2 mq ed ha bisogno di cordini in kevlar sui supporti. Me ne sono accorto non certo a tavolino ma con una sventolata sull'Argentario Lo spirito di Gino Bartali ha il sopravvento e devo segnalare le cose che non mi sembrano corrette anche perchè ci ho sbattuto il naso. Una canoa è abbastanza stretta sicchè le due sartie hanno un braccio di leva troppo basso e devono avere una tensione paurosa (carrucole a molteplici rinvii). Quando la vela è abbattuta le sartie debbono essere lascate per poter mettere la vela di fianco. Quindi se si tenta di alzarla senza prima stenderla e tesare le sartie si abbatte in acqua e non è possibile recuperrarla solo con le scotte. Questa procedura può andare bene sul lago ma in mare con onda e vento forte è quanto meno difficoltosa. In questo caso il giro di scotta continuo è inutile e per una regolazione più fine è meglio separare le scotte. Non vorrei sbagliare ma Corrado dopo aver provato con un mare appena increspato e vento a dir poco debole ha detto che terrà quella vela per il lago dove è meravigliosa e studierà soluzioni nuove per il mare. Per evitare disguidi Pelleria è il quartiere e la bettola è 'Giulio in Pelleria' qui Corrado è troppo buono abbiamo mangiato come artiodattili non ruminanti domestici praticamente solo pastoni da maiali: farro con fagioli, farro e lenticchie, farinata (una polentina lenta con verdure), zuppa (da non confondersi con la ribollita) però c'è un sacco di secondi tipici, io ho preso baccalà e zucchini fritti minacciati dall\’impaziente Giulio che, diretti come eravamo all’Esselunga, per ricattarci ed incitarci alla solerzia, recitava la parte del cane abbandonato nel parcheggio sotterraneo (accettava è molto benevolo come verbo, in realtà non tirava un alito di vento neanche a pagarlo era la forza della disperazione e il desio a lungo soffocato che ci faceva sentir miraggi eolici) (ammazza, neanche nei cinegiornali LUCE parlavano così bene!) l'unico vantaggio era che era al traverso. Corrado non lo ammetterà mai ma approfittando dei due strozzascotte che lo avevo praticamente obbligato a montare avendo due mani libere ha cominciato a pagaiare aiutando Eolo Io come i cani mangio di solito una volta al giorno. Anche viaggiando con i tedeschi ci sono varie soste codificate: nell'ordine Kapuccino-pause Bad-pause Mittagessen-pause Bad-pause Kapuccino-pause oder Eiscreme-pause si estraeva un marmo assai pregiato anche in sotterranea nel foro quadrato in alto calando i blocchi sulle barche da qui 450.000 quattrocento cinquantamila dollari la 'settimana' per il charter 14 ospiti (ampia ed esaustiva documentazione fotografica da bordo acqua è stata realizzata da un ipnotizzato “giopezzi” ed è scaricabile, previo preventivo pagamento dei diritti) (si insomma in effetti il lacrimante Giorgio riusciva ad alzare il glorioso straccio verde del Gioanni per la bonaria generosità di Eolo compassionevole quasi riuscendo ad avere un orgasmo, ….quasi…) '.. e i francesi che si incazzano che le ....' Paolo Conte 'Bartali' Immagine scattata in un'altra occasione e un'altra ora e clamorosamente falsificata con Adobe Non so quale sia la sua idea di una spiaggia grande questa .... è una spiaggetta proprio lì vicino prima di Tellaro oppure quella dentro questa grotta a Cres in cui sono stato benissimo Ryoanji - Mai visto ma studiato e sognato tanto da essere diventato un paesaggio della mia anima passando lungo una scogliera abbastanza normale si arriva ad una microspiaggetta poi ci si infila sdraiati sotto un arco di roccia e si cominciano a vedere degli scogli particolari poi sotto un altro arco una stampa una figura dall'opera di Hokusai vista d'insieme e miracolosamente non si vedono ville Sono contento di non aver perso la mia abilità da guida turistica. Quando porto amici in un posto bello che conosco faccio in modo che lo scoprano piano piano. Bastava entrare dal lato opposto del golfo e l'effetto andava a puttane |
"A dir la verità è Gioanni che mi ha seriamente impegnato a fare la relazione, e non è detto che ci sia riuscito o che gli convenga, perchè dopo aver aspramente criticato tutto ciò che non era totalmente identico ai suoi accrocchi, vien ben da pensare una relazione ad alzo zero sul toscanesimo brontolante."
Boia deh.. dopo questa dichiarazione di intenzioni aspettavo a gloria la relazione di Corrado per non smentire la fama acquisita dal buon Ginettaccio : "E gliè tutto sbagliato e gliè tutto da rifare" poi mi è arrivata questa relazione che più buona e politically correct non si può. Uno dei principi cui non ho mai abiurato è quello di rispettare la parola scritta specie da altri e pubblico "as is" ma lo chioserò abbondantemente aggiungendo il canto e il controcanto sulle vele e modifiche alle stesse. Cerco allora di inserire commenti fatti da Corrado (sono sempre io con il suo cappello in testa fino a che non mi arrivano gli originali) i miei e per buona giunta quelli di Giorgio che è sufficientemente perfido per agguantare al volo lo spirito della cosa.
Si possono distinguere i commenti dalla faccina che li fa apparire 
Manca il titolo sull'oggetto della mail c'era Giro perciò sceglietevelo voi.
. Giro? Vela clinic? Lerici e dintorni? Bartali? Codimasca
Cosa vi posso dire miei cari, partimmo io e il buon Giorgio poco dopo l'alba ovvero, proprio poco dopo è nel campo dei modi di dire, insomma partimmo. La lunga strada era gia segnata da prolungate disquisizioni sulla forma, la lunghezza, la portanza e quant' altre qualità poteva avere la vela a forma di V
che noi stavamo andando a provare.
All'arrivo, preciso di una sana mezzora di ritardo, trovammo Gioanni e Giulio già indaffarati attorno alle rispettive imbarcazioni a tirare, allungare, legare le rispettive velature. Scaricati anche i nostri scafi, ci fu un trionfo di tele al vento che al confronto la Barcolana faceva ridere, vele di qua e di la, sartie, scotte, volanti e caricabbassi che sembrava di essere a bordo dell'Amerigo Vespucci
Fra tutte Giulio ci presentò una vela da maestro con tanto di terzarolatura a cerniera lampo che rimarrà negli annali della marineria classica, con finiture da manuale e precisione maestra della forma
peccato che poi se ne andò, lasciandoci a pensare a come si sarebbe comportata in acqua – Giorgio finalmente vide coronato il sogno malcelato di vedere il suo amato tarpone armato e pronto a filare col vento in poppa e fra mille dubbi e incognite riuscì comunque a farsi legare in prua l'amata, ricamata e gloriosa vela di Gioanni che vedendo il suo fedele discepolo
mosso da tanto ardor velesco, con gesto di pura generosità gliela prestò.
Il gioco è gioco e 5 o 50 anni non importano, quando si fa una cosa che merita di essere fatta, bisogna che sia fatta bene e noi bene giocammo.
Tant' è che ad un certo momento lo stomaco più che l'orologio ci disse che era ora di smetterla e di pensare a nutrirci. Così fu che la Pelleria ( che scoprii essere un tipico ristorante Lucchese ) ci vide entrare affamati di cibo e di vela dove il primo venne ampiamente soddisfatto – minchia se venne soddisfatto –e il secondo si tentò Sembrava che a quel tavolo ci fossero seduti Cayard, De Angelis, Vascotto e Torben Grael e su tutti aleggiasse lo spirito di Nelson accompagnato da Straulino. Come fu o come non fu anche quel pasto finì e tornati alle barche,
nel famoso cortiletto Gioannesco trasformato per la bisogna in cantiere navale, ci preparammo per la partenza vera e propria.
A Nell'ultimo tratto la nostra direzione cambiò leggermente e il buon vento che prima era al mascone di babordo ( insomma davanti a sinistra) ora era un buon traverso che quindi accettava la nostra alzata di vela,
e così, finalmente, sul mar di Liguria si levaro alte e fiere le irriducibili tele che subito si gonfiarono di orgoglioso vento
.A riva intanto lo spettacolo era stupendo, bar, ristorante, bagnanti in topless e bagni pubblici, non si poté resistere e vento o non vento si abbatterono gli alberi e sbarcammo in una spiaggetta che più affollata non poteva essere. Insomma anche qui si riuscì a dimostrare la perizia marinara dei nostri uomini che riuscirono a mangiare le loro scorte (qui l’unico ad avere delle vere e proprie scorte è il prode Corrado, gli altri due consumavano frugali rimasugli di affettati ormai irranciditi dal sole) e i loro vinelli in mezzo a folle strabordanti, bimbi calpestanti e mamme vocianti, davvero erano proprio tanti. Dopo la doverosa gastro-tappa la Palmaria ci regalò la sua parte migliore, una scogliera stratificata bianco e grigia che come dice bene Gioanni sembra in stile Romanico-Pisano.
Cale e calette e pure un anfratto di un 30 /40 metri con colori stupefacenti.
E poi Portovenere nella sua aggraziata bellezza antica,
per fortuna non ancora troppo rovinata (almeno dal mare ) dal turismo.
A ricordarci, però, lo scopo della nostra uscita ci pensò il trialberi a vele quadre Maltese Falcon
che con un sovrumano sforzo volle mettersi a paragone velico con noi e si presento lì sulla nostra rotta di rientro pensando di intimidirci ma il povero non poteva immaginare con quale perizia noi governavamo le nostre plastiche sottoglutee, non sapeva, il meschino, le velocità da noi raggiunte e così aspettò che ci fossimo allontanati per benino prima di calare con i suoi motorini le sue velette dai suoi pennoni, che si è visto benissimo che ha atteso per non sfigurare. Massì, lasciammo che anche lui giocasse un po'. Il rientro fu un tripudio di poppa, vento teso, poche folate, tele spiegate e velocità di curvatura,
al porto di Muggiano tornammo troppo presto. Ci consolò ricordare la bellezza di questo giro che nella sua semplicità ci regalò emozioni striscianti che adesso sulla poltroncina del mio studio continuano a scaldarmi il cuore e riempirmi la mente, promettendomi certamente una giornata migliore domani anche qui, in città.
Lo scivolo di Muggiano ci vide scivolare in acqua ben dopo le 18 che non è propriamente un'ora adatta a partire ma semmai a sbarcare, ma così fu e nessuno dei tre si lamento quando appena fuori del golfo di Spezia ci accolse la costa di Lerici, di Fiascherino e di Tellaro sempre più dorata e imporporata del sole al tramonto.
Spettacolo davvero incomparabile di una natura sfolgorante. Bellissimo. Quando ormai il sole era tramontato giungemmo all'amena spiaggetta del Corno
dove alla luce della lampade frontali attaccammo volentieri una sana cena alla faccia delle Pellerie di tutto il mondo. Salamine, insalatine, frutta e buon vinello ci accompagnarono di lì a poco nelle tende già pronte sui materassini già gonfi. L'alba, un po' livida ma già foriera di cotanto giorno, ci accolse con caffè e biscotti, vele pronte e pagaie scalpitanti. Risalimmo la costa a vedere meglio i paesetti di Tellaro –che meriterebbe davvero una discesa a terra - e la costa fatata di Fiascherino. Meraviglia, meraviglia, meraviglia. Piccolo golfo di poche decine di metri che però racchiude in se una bellezza da giardino zen.
Pochi scogli irti e informi come solo la natura sa fare di una bellezza eterea nonostante la loro materia di dura pietra, alberi stenti e contorti che dalle fessure innalzavano vita e profumo all'universo in attesa. Noi giravamo attorno a questi pietroni ignari ancora di queste energie e bellezze che ci stavano abbracciando – o perlomeno io ero ancora ignaro, quello che mi è successo all'interno di quel golfo sta venendo a galla a poco a poco e per fortuna non tutto assieme-
. Ma la Palmaria era la che attendeva i nostri velici eroi che di buona lena si staccarono dalla costa e come un sol uomo raggiunsero la punta dell'sola in men che non si dica … o quasi.
Forse è meglio chiudere subito |